«Non correte! Andate piano!». Seguito da «lettere a mio figlio»

«Non correte! Andate piano!». Seguito da «lettere a mio figlio»

Ryszard Polanski

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Descrizione

A novantadue anni il grande regista franco-polacco accosta ai propri ricordi della guerra quelli di suo padre.

«Questo libro indispensabile ci permette di capire fino a che punto l’esperienza fondatrice degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza irrighi occultamente la sua arte» - Sabine Prokhoris


A nove anni Roman Polanski vide le SS portare via suo padre. «Fila!» gli intimò l'uomo, e il bambino obbedì – ritrovandosi da solo nelle strade del ghetto di Cracovia, dove sfuggì alla deportazione grazie all'intervento di un giovane polacco. «Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quel polacco. Che vita ha avuto. Forse è ancora vivo. Se c'è qualcuno che mi ha realmente salvato la vita, è senz'altro quel ragazzo» commenta. Sarebbero sopravvissuti entrambi, padre e figlio: Roman a tormentose peregrinazioni, da una famiglia all'altra, dalla città alla campagna e poi di nuovo alla città; Ryszard a due campi di concentramento, Płaszów e Mauthausen, ma a ciò che avevano vissuto non avrebbero più accennato: «Non avevamo nessuna voglia di parlarne. C'erano cose ben più interessanti e importanti: la vita e il futuro». Solo più tardi, quando decide di girareIl pianista, Roman ritorna su quelle vicende. Nel frattempo l'aveva fatto anche Ryszard, in due lettere indirizzate al figlio – che però aveva come rimosso. Finché, giunto a novantadue anni, ha ripercorso ancora una volta i suoi ricordi, accettando di metterli per iscritto – e di pubblicarli insieme a quelle lettere in una sorta di ricongiungimento postumo. Ha avuto ragione: se infatti il grande regista rievoca gli anni della guerra con la vivacità della narrazione orale, il padre racconta la sua traversata dell'inferno con uno stile magistrale, cinematografico, con un distacco a volte quasi agghiacciante e un'ironia feroce, senza mai cedere all'autocommiserazione – come se, varcata una certa soglia, solo ilsense of humour consentisse di trattare l'orrore.

 

L'Autore

Roman Polański (nome d’arte di R. Raymond Liebling) è un regista francese di origine polacca, nato a Parigi nel 1933. Durante la Seconda guerra mondiale, i genitori vengono deportati in un campo di concentramento, dove la madre perde la vita. Dopo aver studiato alla Scuola di cinema di Łódź, si diploma nel 1959, distinguendosi già con i cortometraggi Due uomini e un armadio (1958) e La caduta degli angeli (1959), caratterizzati da surrealismo, grottesco e atmosfere visionarie.
Nel 1962 realizza il suo primo lungometraggio, Il coltello nell’acqua, che ottiene subito successo grazie all’analisi delle tensioni psicologiche tra i protagonisti. Seguono Repulsion (1965), Cul de sac (1966) e Per favore... non mordermi sul collo (1967), opere che confermano il suo stile originale, fondato sull’assurdo, sull’ironia nera e sull’esplorazione delle ossessioni umane.
Trasferitosi negli Stati Uniti, dirige Rosemary’s Baby (1968), grande successo internazionale. Dopo la tragica morte della moglie Sharon Tate nel 1969, torna al cinema con Macbeth (1971) e Che? (1972). Nel 1974 realizza Chinatown, considerato uno dei suoi capolavori, seguito da L’inquilino del terzo piano (1976) e Tess (1979).
Negli anni successivi dirige Pirati (1986), Frantic (1988), Luna di fiele (1992), La morte e la fanciulla (1994) e La nona porta (1999). Nel 2002 vince la Palma d’oro a Cannes con Il pianista, ispirato alla storia del pianista ebreo Władysław Szpilman durante l’occupazione nazista di Varsavia. Nel 2003 ottiene l’Oscar per la miglior regia. Nel 2005 dirige Oliver Twist, adattamento del romanzo di Charles Dickens.


Dettagli

Genere Autobiografia
Editore Adelphi
Data uscita 03/11/2026
EAN
9788845941665
Pagine 232
Formato 14 x 22, brossura
Lingua Italiano



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